Ventriquattromilasettecentoquarantalunefa: ricordo…. di essere nata. Ricordo di essere spuntata lentamente dalla soffice Terra e di aver ricevuto il saluto di mia madre, ancora così vicina al terreno eppure già protesa a guardare in su con le mie prime foglioline….

… era piovigginato per giorni e notti. Talvolta era piovuto a dirotto, quel tipo di acquazzoni di pioggia sferzante che noi piantine neonate temevamo, poiché ci potevano strappare facilmente dal terreno. Il colmo della sventura: essere sradicati quando praticamente non c’erano radici! Ma poi la pioggia violenta si era calmata, mutandosi in una pioggerella di buon augurio che accarezzava me, i miei fratelli e le mie sorelle.

………………………..Quando brezze più calde iniziarono a spirare entro la foresta, e raggi di un sole più splendente si misero a illuminare il nostro cielo boreale, la primavera si posò sulla terra come polvere di stelle, e io cominciai a crescere. A ritmo lento, lentissimo, quasi impercettibile. Ricordo che fissavo la mamma, gli altri tassi, le querce e molte specie di simili giganti che torreggiavano su di me. E ricordo di aver avuto l’impressione di sentire le loro radici dappertutto. Alcune piantine di betulle e di ontano, piccine come me, crescevano molto in fretta, foglia dopo foglia. Venivano coccolate dalle frequenti piogge e, pensavo, anche dalla vista di molti arcobaleni intermittenti. E io, così piccola, così esile… Che pena! Avrei vissuto la mia vita come una sorta di nana? Era una prospettiva deprimente, benché sappia adesso che varietà nane di piante di solito piuttosto grandi vengono apprezzate come curiosità dagli appassionati di botanica.

Domandai alla mia memoria sempre presente: Sono normale?

Che cosa intendi per "normale"?

………….. Per fortuna no, non ero una nana, ed ero destinata a crescere e a raggiungere con il tempo, una certa altezza. A tempo debito, per l’appunto. Ma quando? Come facevo a sapere allora che svilupparsi con moderazione è una chiave della longevità. Come facevo a sapere che proprio quelle piantine che invidiavo – le betulle e gli ontani – crescevano così rapidamente, quasi frettolosamente per approfittare appieno di una vita breve?………….
Recensione del libro: L’albero di Guido Mina di Sospiro, Rizzoli Editori
di Luisa lo Muzio
Triesteriviste
Questi brevi brani, sono tratti da un bellissimo libro, L’albero. Un libro che racconta la storia di un Tasso millenario, più esattamente è il Tasso stesso che si racconta. Racconta la sua storia, ma anche la storia che le passa accanto, i personaggi famosi e non che osserva mentre cercano un rifugio sotto le sue fronde. Insomma in questi tempi in cui sembra che gli alberi vengano visti come oggetti e non esseri viventi quali invece che essi sono, in questo momento in cui si assiste al malefico rito estivo degli incendi dei boschi, leggere sotto l’ombrellone questo libro ci fa riscoprire sicuramente l’amore per la natura, l’importanza che essa riveste per la nostra stessa sopravvivenza.
9 settembre 2003
Triesteriviste