Guido Mina di Sospiro è un caso anomalo. Italiano vive in America da ventitre anni, scrive con successo romanzi in inglese, che la Rizzoli pubblica, in traduzione, in Italia. Non li traduce lui stesso ma collabora molto intensamente con i traduttori. L’anno scorso vi demmo notizia del suo primo romanzo tradotto in italiano, L’Albero, che anche nel nostro Paese è diventato un libro “cult”. Esce ora la sua logica continuazione, Il Fiume, cioè le memorie di un grande fiume narrate dal fiume stesso. Incontriamo l’autore nella nostra redazione romana durante la sua tournée promozionale in Italia.

Come mai, dopo le memorie di un albero di duemila anni, ha scritto quelle di un grande fiume?
“Negli anni novanta la civiltà occidentale ha raggiunto l’apice dell’antropocentrismo. L’umanità era così assorta da se stessa che aveva cancellato tutto ciò che aveva cancellato tutto ciò che le stava intorno. Sartre cinquant’anni fa sentenziò che “la natura è muta”, di una trilogia “memorie di inanimalia notevoli”. Cioè, le autobiografie di esseri comunemente considerati inanimati, che invece secondo me sono tutt’altro che senz’anima”.

E quale fiume ha scelto come io narrante?
“Il Po”

A che cosa è dovuta questa scelta?

  “Volevo un fiume europeo. Volevo che fosse notevole sia da un punto di vista mitologico e storico, sia da un punto di vista naturalistico. Il Po è il fiume ideale”.

Eppure a scritto il romanzo in inglese.
“ Si, il che fra l’altro mi ha fatto capire che si trattava di un argomento d’interesse universale. I miti d’origine celtica prima, poi quelli greco-romani, e persino quelli di Paracelo, il più che eccentrico alchimista svizzero rinascimentale; la storia, con l’incidere di protagonisti assoluti quali Attila, Carlomagno, Leonardo, Botticelli, Napoleone, fino a Hitler – questa è la storia non solo d’Italia e d’Europa, ma iniziando da paleolitico e descrivendo la società matriarcali che hanno preceduto l’Età del Bronzo, è la storia dell’umanità intera”.

Anche se vista da occhi del tutto inediti.
“Esattamente. A narrare il tutto non sono gli esseri umani, bensì, oltre al fiume stesso, i suoi affluenti, le montagne, gli dei e dee delle varie mitologie, ninfe d’acque, gnomi, ondine, silfidi, angeli e di diversi ordini, muse, uccelli, mammiferi, pesci e insetti. Tutti costoro osservano l’umanità con la stessa curiosità con cui noi ammiriamo gli animali allo zoo”.

Infatti il libro è enciclopedico. Si va dalle scienze, dalla magia alla cronaca, e così via, Eppure, ho trovato il romanzo non solo leggibilissimo, ma appassionante. Come ha fatto?
“Due fattori: la schiettezza e sobrietà della prosa e la trama fitta e incalzante. La sobrietà della prosa è un particolarità del buon inglese. Il massimo complemento che un critico letterario può fare alla prosa di un testo è “ingannevolmente semplice”. E così deve essere. Che senso avrebbe, altrimenti, fare ricerche poderose e andare a riesumare testi astrusi se poi tutto ciò rimanesse altrettanto astruso? Tanti giornalisti sono rimasti stupiti come lei, eppure sono io stupito, vale a dire: che per scrivere di temi importanti si debbano usare paroloni e frasi con cinque incisi l’una è un atteggiamento perdonabile solo a un liceale!”

E della trama che cosa mi dice?

“Che se non c’è una buona trama, le pagine non girano da sole, ma devono essere girate. È la differenza fra la narrativa e la saggistica: se la prima è davvero degna del suo nome, sarà sempre matematicamente più avvincente della saggistica. Il fatto che venda tanto è dovuto alla scadimento di forma dei romanzieri. Molti di essi non si preparano con la serietà necessaria. Il mondo di storie di raccontare è interessantissimo, straripante di storie da raccontare. Eppure spesso questi romanzieri non vedono al di là del proprio ombelico. Ed ecco che, puntualmente, il lettore intelligente li snobba, e preferisce la lezione universitaria glorificata, cioè la saggistica”.

A chi si rivolge Il Fiume?
“Ai lettori dai 15 ai 90 anni”

Specialmente al gentile sesso?
“In effetti il romanzo è una storia d’amore fra il grande fiume e la sua ninfa preferita, Salmacis. Capricciosa e imprevedibile, lo tradisce con il Tevere della Roma imperiale, e poi con l’Arno della Firenze rinascimentale. In un certo senso, Salmacis ruba la scena. Vi sono poi molte altre storie d’amore”.

È vero: il romanzo sembra soffuso di Eros. Chi l’avrebbe mai detto? A prima vista, si potrebbe pensare alla denuncia ecologica…
“No, per carità! Casomai, “cosmologica”. È un libro che vuole toccare tutto e tutti, e che scorrendo e lambendo come la corrente del fiume arriverà dritto al cuore. O almeno così spero”.

Sarà così. Avrebbe potuto scadere nel parrocchiale o peggio ancora nell’accusatorio. Invece ci ha dato una fiaba d’amore tanto immortale quanto il fiume stesso. Grazie anche da parte dei tanti lettori che lo apprezzeranno quanto l’ho apprezzato io.
“Grazie a lei”.

Un’ultima cosa quale sarà il prossimo romanzo? La conclusione della trilogia, cioè le memorie dell’Etna?
“Quel romanzo uscirà in un futuro. Intanto la Rizzoli ha già comprato i diritti italiani di un altro mio romanzo,
Once in a Lifetime, che sarà probabilmente tradotto con il titolo “Una volta nella vita”. È un romanzo d’avventura e di amore ambientato in Ecuador, Israele e Messico. C’è già interesse di una casa produttrice di Hollywood. Vedremo…”

Complimenti. Sarà interessante leggerla anche in un contesto “umano”. Intanto, grazie ancora per questa sua epopea… fiume.
Il Giornale D’Italia
L’intervista Guido Mina di Sospiro ci parla dalla sua ultima faticca pubblicata in Italia da Rizzoli.

                                        
Se il grande Fiume si racconta
  Il romanzo è una storia d’amore fra il Po e la ninfa Salmacis
3 dicembre 2003
IL FIUME
Isabella Dolazza