Cenni autobiografici

L’ALBERO (titolo inglese: “The Story of Yew”) è il primo volume di una trilogia di: memorie di “inanimalia” notevoli. Il secondo, IL FIUME (titolo inglese: "From the River") sono le memorie di un fiume, fra l’altro il nostro Bodincus-Eridanus-Padus-Po; il terzo, in cantiere, le memorie di un vulcano, l’Etna. Nella storia della letteratura mondiale, nessuno ha mai tentato niente del genere. Proprio per questo, nel corso degli anni mi sono fatto scrupolo di consultare i più grandi studiosi nelle varie scienze naturali, da botanici a idrologi e vulcanologi. Ne sono nate, fra l’altro, belle e salde amicizie, come quella con il filosofo della scienza inglese Rupert Sheldrake, o il leggendario botanico Sir Ghillean Prance, ecc. Inoltre, questo procedimento mi ha permesso di radicare i testi nella realtà fisica, pur essendo ricchi di immaginazione. Ma c’è dell’altro.
La mia produzione “teoandrica”, incentrata, cioè, su personaggi umani, ma sempre con un afflato divino, cioè il tentativo, da parte dei vari personaggi, di trascendere i propri limiti, e trascendersi. Il mio romanzo “tristaniano” (l’ultimo romanzo moderno, la prima neo-romanza di cavalleria) “Once in a Lifetime”, ambientato in Ecuador, Israele e Messico; “Days in Heaven”; “Leeward & Windward”; “Because Being Here Means So Much”, e così via. A che cosa è dovuta tanta prolificità?
Nacqui a Buenos Aires da un’antica famiglia italiana che, quando avevo solo tre mesi, si ristabilì a Milano. Qui frequentai le scuole, a per poco l’università a Pavia, di cui ricordo con piacere principalmente la fitta nebbia. Studiai privatamente musica, e orchestrazione con Antoine-Pierre de Bavier, che era stato l’allievo preferito di Furtwängler. A diciannove anni girai un film, “Heroes & Villains”, la cui prima fu alla Cineteca Nazionale Italiana, a Milano. Come protégée del compositore ungherese Miklos Rozsa - compose colonne sonore, fra le quali quelle di “Ben Hur”, “El Cid”, “Double Indemnity”, ecc., ma anche musica “seria” - approdai ventenne alla University of Southern California, ove prima di lui Arnold Schönberg s’era seduto alla stessa cattedra di composizione. Qui, al dipartimento di cinematografia che frequentai, divenni allievo e amico di Ernest Lehman, lo sceneggiatore preferito di Hitchcock. M’insegnò tantissimo, e sono lezioni che non ho dimenticato.
Inoltre, mia moglie - conosciuta a Los Angeles, dove frequentava l’università rivale alla mia, sposata a New York - e io lavoravamo contemporaneamente come corrispondenti di varie testate (italiane, tedesche, inglesi) che si occupavano di musica e cinema. Furono anni intensissimi.
Dopo un orrendo incidente stradale in seguito al quale sperimentai l’utilità di molte ossa che prima davo per scontate, lasciammo Los Angeles, e ci trasferimmo a Miami. Perché? In esilio. Da cosa? Dalla civiltà.
In Florida - oltre a imparare, inevitabilmente, lo spagnolo - ci dedicammo a due imprese: figli e libri, non senza floridi risultati. Intanto avevo conosciuto colui che è ancora il mio editor, a Londra: Christopher Sinclair-Stevenson, uno dei massimi editors di lingua inglese viventi. Il primo consiglio che mi diede fu di “evitare distrazioni”. Nel mio piccolo studio insonorizzato e immerso nel verde tropicale, per anni ho scritto e levigato romanzi, in inglese, che richiedono molta ricerca. Poi, di suo pugno e per pura amicizia, Christopher si occupa(va) di editarli, se e ove necessario. Così, mi sono sviluppato sotto vuoto, senza mai prestare la benché minima attenzione a nessuna moda, ma spaziando, come la mia produzione attesta. E ora che sono iniziate le pubblicazioni dei miei testi, sono uscito dalla caverna, come uno sciamano, per divulgare le mie rivelazioni. Pochi, pochissimi oggi imboccano una strada così lunga e tortuosa, vero e proprio percorso iniziatico. Che poi io, scrivendo in inglese, venga tradotto nella mia lingua madre, sembrerà paradossale. Se si tratta, come sospetto, di uno scherzo del destino, è uno scherzo benevolo e riuscito. Sono tradotto in molte lingue, ma mi preme di farvi sapere che le traduzioni dei miei libri in italiano sono virtualmente un secondo orginale. Collaboro, infatti, molto assiduamente con i traduttori.

L'albero
Il fiume
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