L'acqua è un simbolo di situazioni limpide, del trascorrere del tempo, in una dimensione senza limiti dove solo la natura con i suoi cicli è padrona. Solo le ninfe, gli gnomi, potevano nell'acqua creare le loro storie, indirizzare gli uomini a nuove conoscenze. È quanto ha fatto Guido Mina di Sospiro con il romanzo "Il fiume" (Rizzoli), dopo "L'albero" già tradotto in sette lingue, dove una goccia d'acqua ambiziosa vuole diventare qualche cosa d'importante. "La piccola protagonista curiosa - ci spiega l'autore - non vuole unirsi al mare o essere assorbita dalla terra, vuole costruire, vuole uscire dell'anonimato, quindi si allea con i ghiacci, con i vari torrenti per formare una pianura, che nel corso di millenni diventerà la Pianura Padana bagnata da un grande fiume. La goccia racconterà la storia del Po dalle idilliache epoche mitologiche ai giorni nostri, dove l'incuria degli uomini porta il fiume a danneggiare la terra, con alluvioni, inondazioni".
  
Per lei cosa rappresenta la mitologia?
"Credo molto nelle sue potenzialità, abbiamo parole che derivano da antichi miti. Purtroppo da Cartesio in avanti è andata scomparendo. Un tempo tutta la sapienza veniva trasmessa attraverso i miti classici e la poesia, poco a poco si è arrivati alla prosa, alla saggistica: tutto è diventato prosaico".
  
Il fiume muta con le stagioni e così gli interlocutori della goccia d'acqua i salmoni, le anguille, i vari pesci.
"La natura è animata, mentre noi abbiamo ancora la distinzione aristotelica fra animalia e inanimalia. L'uomo, le bestie sono animali, mentre un albero, un fiore, un vulcano non hanno anima, e al giorno d'oggi, purtroppo quasi non danno più anima neppure agli uomini... L'idea originaria della trilogia prima con l'albero, poi il fiume, l'anno prossimo con il vulcano è di essere portavoce di esseri ritenuti inanimati. Il bacino del Po è enorme, non solo il fiume partecipa al flusso delle stagioni, ma in un certo senso le provoca, le aiuta, attraverso l'irrigazione. Le scienze naturali, purché non studiate in maniera materialistica, sono interessantissime. Bisogna saper vedere il fiume sia sotto la luce classica che quella scientifica, altrimenti sarebbe limitativo".
  
Nel libro è trattato anche il tema religioso .
"È un libro pagano, anche se io sono cattolico e credente. Marsilio Ficino cercò di sincretizzare il cristianesimo con il neo platonismo, quasi ci riuscì. Dobbiamo a lui le meraviglie del Botticelli prima maniera, che ascoltando i discorsi del Ficino, si ispirava, poi arrivò Savonarola, e tutto finì. La religiosità è una delle più belle caratteristiche dell'essere umano. Quando ricerco momenti mistico metafisici trovo un orientamento nei grandi mistici cristiani da San Francesco, a Santa Teresa d'Avila e a molti altri, non mi rifugio nelle filosofie orientali".
  
Il fiume è anche testimone dei primordi della scienza, per esempio le prime pompe idrauliche. Sulle sue acque succede tutto: vita, morte.
"Le tre grandi civiltà del fiume sono quelle del Tigri e dell'Eufrate, del Nilo, del Gange. Noi abbiamo avuto un rapporto strano con il fiume, la Valle Padana è alluvionale, ricordo un'alluvione del 589 d.C. quando, secondo gli storici, la pianura restò sotto l'acqua per più di un mese. Gli interventi sprovveduti dell'uomo inaspriscono certi fenomeni, perché la natura in sé non è né benigna né matrigna, occorre solo capirla e sapersi inserire nei suoi cicli".
  
Gli gnomi sono figure divertenti, che accompagnano, creature immutabili, tutto il racconto.
"Sono figure tratte da Paracelso, alchimista svizzero, che scrisse un piacevole trattato sugli gnomi, le ninfe, le salamandre".
   
Si arriva anche alla storia recente, alle ultime guerre.
"Attraversano le sue acque truppe armate diversamente secondo i tempi. Arriva Attila con uomini spaventosi, e il fiume non capisce questa metamorfosi degli uomini. La piccola, saccente Luminaria, gli fa notare come le libellule, abbiano mandibole enormi per poter mangiare le zanzare. Agli inizi gli esseri umani sono svaghi per lui, poi lentamente cambiano la faccia del mondo. Ormai i centri del potere sono nelle città, e gli uomini ambiziosi vogliono abitare lì e dimenticano la natura e il dio fiume. Dobbiamo solo aspettare un'alluvione, o asfissiare per lo smog perché si capisca di dover piantare più alberi. Ficino scriveva che il nostro è un bellissimo pianeta: mangiabile, bevibile e respirabile, ma noi stiamo rendendo tutto questo impossibile. Speriamo che i miei libri portino a riflettere su questi temi".
   
Gabriella Filippini
Bresciaoggi
21 dicembre 3003
La Rassegna Stampa